Giovanni Muzi
(S.E. Mons. Domenico Cancian Fam, Presentazione al libro di G. Maritati - R. Iaria, 'Apostolo della Misericordia, Vita di Giovanni Muzi', Città Nuova, Roma 2008).

Intellettuale, diplomatico, ma soprattutto pastore misericordioso: questo, in estrema sintesi, il percorso biografico di Giovanni Muzi, uomo che ha saputo mettersi interamente a servizio della Chiesa, svolgendo incarichi di grande rilevanza diplomatica, ma anche servendo la Chiesa locale, quella di Città di Castello, allora tra le più povere dello Stato Pontificio. Un uomo che ha saputo relazionarsi con i potenti e con i poveri. Giovanni Muzi sa muoversi nei palazzi del potere, in Europa e in America Latina, ma anche nelle case povere, dove come un padre si china sulle miserie umane per portare la Misericordia di Dio.
Dopo aver vissuto in tre cittˆ tra le piン importanti del mondo – Roma, Vienna e Lima – Muzi si radica  rofondamente nella nuova cittˆ, definita da lui buona e amena. Qui porta avanti la sua grande opera pastorale, sociale e culturale. Un’opera che ha legato indissolubilmente Giovanni Muzi a Città di Castello.
Vissuto in tempo di profondi cambiamenti sociali, Giovanni Muzi capisce che ci˜ che nel tempo non cambia è l’amore, l’amore di Dio per l’uomo e l’amore degli uomini tra di loro.
Un amore che si concretizza in opere.
L’Amore misericordioso di Dio tradotto in gesti concreti e in uno stile di condivisione.
Nei ventiquattro anni di episcopato castellano, Giovanni Muzi imposta un’azione pastorale ispirata alla Misericordia: consolida l’opera del suo predecessore per l’istruzione femminile a Cittˆ di Castello e apre scuole per i poveri in alcuni tra i maggiori centri della diocesi (Apecchio e Montone); riforma l’istruzione catechistica e promuove una migliore conoscenza della Sacra Scrittura (quel Sacro Volume, che dovrebbe essere da tutti studiato È e che invece Çnon マ mai aperto, e si lascia in balia della polvere e degli insetti); favorisce la promozione culturale, sia tra i laici che tra il clero; visita i poveri e i malati nel corso di molteplici visite pastorali, aggiungendo anche le parrocchie piン impervie; rinnova le forme di pietˆ popolare; riconosce l’importanza del ruolo della donna nella famiglia e nella societˆ.
Ha studiato e messo in risalto la ricca tradizione della Chiesa castellana, con i suoi santi: Florido, Amanzio, Veronica, Margherita, Albertino, di alcuni dei quali studia a fondo la vita e l’agiografia. Studiare la storia di una Chiesa e di una comunitˆ significa radicarsi a fondo in esse e cos“ poter meglio comprendere e servire l’uomo con le sue gioie e le sue speranze, le sue angosce e i suoi dolori.
Nel 1841 ha sentito dentro di sè l’ispirazione divina a fondare le “Figlie della Misericordia”, quasi per trasmettere a queste sue figlie spirituali quello che aveva chiaramente capito, attraverso la riflessione e l’esperienza, essere essenziale e profetico.
Ad esse chiede di Çinfermarsi con gli infermi, cioè di farsi un tutt’uno con la persona bisognosa; non solo di lenirne le sofferenze, ma di condividerne i sentimenti, concretizzando l’Amore misericordioso di Dio nei confronti dell’uomo bisognoso.
Il Muzi può essere considerato un pastore-profeta nel senso che, ispirandosi alla Parola di Dio, approfondendo la storia e comprendendo le molteplici situazioni umane con una sguardo sintetico e illuminato, ha anticipato quello che decenni piン tardi farˆ nascere nella Chiesa
la “teologia della misericordia”.
Santa Teresa di Lisieux, santa Faustina Kowalska, la ven. Madre Speranza (tre donne consacrate) hanno testimoniato concordemente, sul finire del XIX secolo e nella prima metˆ del XX, in modalitˆ diverse, l’avvento del tempo dell’Amore Misericordioso, come cuore della nuova evangelizzazione.
Sarà Giovanni Paolo II a proporre con forza questo tema, sorprendendo il mondo con l’enciclica Dives in misericordia (30 novembre 1980). In essa si colgono tre affermazioni
chiare e nette: il Dio della rivelazione cristiana è il Dio Amore misericordioso, l’uomo di oggi – anche se non lo dice – ha profondamente bisogno di misericordia, la Chiesa ha il compito di avvicinare l’Amore di Dio alle miserie umane e queste al Dio misericordioso.
L’evento straordinario del Giubileo dell’anno 2000 è stato una sorprendente conferma di questo assunto nell’esperienza della riconciliazione e del perdono.
Anche il Magistero di Benedetto XVI continua questa linea. L’enciclica Deus caritas est mette al centro il Dio-Amore di cui ci parla la prima lettera dell’apostolo Giovanni. L’enciclica Spe salvi ripresenta la teologia della speranza che ha il suo fondamento nell’Amore effuso
nei nostri cuori dallo Spirito (cf. Rm 5, 5).
Una riscoperta di testi biblici che da un lato affascinano e dall’altra spingono alla vera conversione dell’uomo, di cui c’è urgente bisogno.
Poichè l’amore del Cristo ci spinge (2 Cor 5, 14); Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificioÈ (Mt 9, 13 e 12, 7); 'Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro' (Lc 6, 36); 'Vi do un comandamento nuovo: che vi
amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri' (Gv 13, 34-35).
Il Muzi che aveva appena alle spalle l’esaltazione della dea Ragione nella stagione dei lumi e davanti a sè le grandiose ideologie del marxismo, della rivoluzione industriale, del modernismo, seppe prospettare profeticamente la via dell’amore e della misericordia, cuore della nuova evangelizzazione. In questo senso egli si inserisce nella linea delle nuove congregazioni femminili ispirate alla Misericordia in Francia, Irlanda, Ungheria, Belgio, Canada, segno della nuova vitalitˆ della Chiesa nei primi decenni del XIX secolo.


† DOMENICO CANCIAN fam
Vescovo di Città di Castello