Ospedale

Quando si insedia nella città tifernate, mons. Muzi si rende conto della grave crisi economica in cui versano gli Ospedali Riuniti, il nosocomio unico nel quale erano confluite, nel 1780, le diverse strutture sanitarie presenti sul territorio. Proprio per venire incontro a questa situazione di emergenza degli Ospedali Riuniti, gestiti da una commissione che amministrava i beni sotto la presidenza del vescovo, mons. Muzi, che assume la carica nel marzo del 18261, decide di istituire le Oblate Ospedaliere consacrate alla cura e all’assistenza dei malati che poi saranno chiamate appunto Figlie della Misericordia. Dunque l'impegno in ospedale, è la prima (almeno in ordine cronologico) forma di impegno sociale voluta dal Vescovo tifernate che testimonia l'attenzione e l'impegno, da parte di Muzi, per i bisogni e le esigenze della sua Dioicesi. La primaria attenzione all'ospedale, che vorra arricchire della presenza caritatevole delle sue suore, è proprio una risposta alla città e il contributo del Vescovo al bene comune della stessa.


 Giovanni Muzi introduce così nella vita quotidiana degli Ospedali Riuniti di Città di Castello l’Istituto delle 
Suore della Carità, dette anche Oblate della Madonna della Misericordia, quale “pia opera diretta alla maggiore Gloria di Dio, al più caritatevole soccorso della umanità languente ed inferma”. L’atto di nascita ufficiale avviene con un decreto del 21 febbraio 1840.

   Il 30 giugno seguente il vescovo si fa promotore di una iniziativa per la sistemazione di un piccolo convento presso lo stesso nosocomio, che possa dare ospitalità alle suore infermiere, sette già alla fine del 1840. A loro viene affidato anche l’incarico di gestire la cucina dell’ospedale.

   Tutto è pronto per il momento più atteso e solenne: la vestizione delle prime religiose del nuovo Istituto, denominato “Figlie della Misericordia”, il 6 giugno del 1841.