La congregazione delle figlie della Misericordia di Giovanni Muzi
Nel 1962 la Congregazione diventa di diritto Pontificio. Un atto che modifica la sua collocazione giuridica nella Chiesa. Infatti le Figlie della Misericordia non dipendono più giuridicamente dal vescovo di Città di Castello, ma direttamente dalla Santa Sede. Questo cambiamento comporta alcune modifiche nelle Costituzioni che perciò vengono rivedute e promulgate secondo i dettami del decreto “Perfectae Caritatis”, approvato il 28 ottobre 1965, e di documenti di applicazione dei decreti conciliari approvati dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, avvenuta l’8 dicembre di quello stesso anno (11). L’opera di revisione si protrae fino al 1975, quando il testo definitivo delle Costituzioni viene inviato a Roma per l’approvazione finale. Questa viene concessa l’11 dicembre del 1976. Le nuove Costituzioni, consegnate alle suore della Congregazione nel marzo del 1978, si ispirano alle norme conciliari cercando di “recuperare i contenuti delle prima Regola e di ripresentare le pagine più significative” di quel testo predisposto dal fondatore, ma al tempo stesso “si tiene conto del cammino storico compiuto dalla Congregazione” stessa (Cf. B. Schivo, La spiritualità negli Ordinamenti della Congregazione religiosa delle Figlie della Misericordia, in Congregazione).
Giovanni Muzi introduce nella vita quotidiana degli Ospedali Riuniti di Città di Castello l’Istituto delle Suore della Carità, dette anche Oblate della Madonna della Misericordia, quale “pia opera diretta alla maggiore Gloria di Dio, al più aritatevole soccorso della umanità languente ed inferma”1. L’atto di nascita ufficiale avviene con un decreto del 21 febbraio 1840.
   Il 30 giugno seguente il vescovo si fa promotore di una iniziativa per la sistemazione di un piccolo convento presso lo stesso nosocomio, che possa dare ospitalità alle suore infermiere, sette già alla fine del 1840. A loro viene affidato anche l’incarico di gestire la cucina dell’ospedale.
   Tutto è pronto per il momento più atteso e solenne: la vestizione delle prime religiose del nuovo Istituto, denominato “Figlie della Misericordia”, il 6 giugno del 1841. La guida viene affidata a una religiosa di 46 anni, Teresa Marcucci. Le sue consorelle sono Carolina Zagni (27 anni, maestra infermiera,  proveniente da Modena), Diomira Betti, di 35 anni, Costanza Melensi (26 anni), Margherita Guerrini, Lucrezia Spadaccino e Annunziata Bastianoni di 22 anni e Rosa Fontanieri,  una vedova di 32 anni originaria di Orvieto. Quest’ultima si era offerta a “disimpegnare anche gli uffici più umili ed abbietti, nonché quelli, in servizio degli infermi che riuscirebbero disdicevoli alle altre Figlie  della Misericordia per essere ragazze”, come si legge nel Registro delle risoluzioni della Congregazione dei Venerabili Ospedali Uniti di Città di Castello.
   Il rito della vestizione si svolge nella chiesa di San Domenico, il 6 giugno 1841. Mons. Muzi pronuncia “un erudissimo e ben condotto sermone”, con “zelo e insinuante facondia”, scrive Tito Santo che ha redatto la relazione della cerimonia. Il momento culminante della cerimonia viene descritto nello stesso Registro della Congregazione: “indi seguiva il formale vestirsi dell’abito color bigio, che quelle Figlie della Misericordia assumevano con gioia pari al disprezzo delle fastose pompe mondane a cui, con sincera e allegra fermezza ad alta voce rinunciavano e colla gioia della Sposa dei sacri  cantici ricevevano dalla mani dell’ottimo amorevolissimo pastore le regole da osservarsi”.
   Il successivo 26 luglio,  il presule approva per il  “maggior utile spirituale e temporale degli infermi” la nuova Congregazione delle Sorelle Ospedaliere della Carità, sotto il titolo, appunto, di “Figlie della Misericordia”, e prescrive “la clausura nel recinto del locale”, ordinando che “nessuno, fuori dai segnati in tabella, possa aver adito senza incorrere le pene assegnate agli infrattori della Clausura religiosa”.
   L’anno dopo, nel luglio del 1842, la professione delle prime Figlie della Misericordia, dopo quella delle “fondatrici”, presso la Chiesa dell’Ospedale. Subito, tutta la diocesi di Città di Castello si rende conto di quanto la presenza delle nuove religiose sia di aiuto e conforto ai tanti malati del nosocomio, a questa “umanità languente, coi loro amorevoli e pietosi soccorsi”.