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Nella Regola originaria delle Suore Figlie della Misericordia, mons. Muzi ne individua il carisma e la missione nella Carità. Una Carità intesa nella sua specifica espressione di Misericordia: “l’attivo dono di sé che le Oblate devono fare all’infermo, a colui che rappresenta il più povero dei poveri e perciò il prediletto da Dio, la creatura sofferente in cui per eccellenza il Cristo si identifica”.

   Ai tradizionali voti di povertà, castità e obbedienza, mons. Muzi aggiunge quello dell’ospitalità e dell’accoglienza verso tutti e in particolare verso coloro che hanno più bisogno. “Un cuore formato su quello di Gesù Cristo e avvampante della sua carità – scrive il vescovo – porterà in corsia le Figlie della Misericordia. E’ questo il luogo destinato specialmente dalla Provvidenza all’esercizio di tutte le loro virtù”. Le suore sono invitate a studiare i modi più caritatevoli e le parole più dolci affinché gli infermi tornino alle loro case “risanati nell’Anima e nel 
Corpo”. Nei luoghi di lavoro delle suore appare spesso, sui muri, una scritta che rivolge loro un monito costante: “Cammina alla mia presenza e sarai perfetto”.

   “La carità, principale divisa dei seguaci di Gesù Cristo – spiega Giovanni Muzi nella Regola – se in ogni tempo ha reso generosi spettacoli al mondo, agl’angeli, agl’uomini nell’esercizio delle sue Pratiche, ha in modo speciale sempre eccitati i fedeli ad infermarsi cogl’infermi (letteralmente “ammalarsi con i malati”, in realtà “soffrire con i sofferenti”, porsi nell’atteggiamento evangelico della condivisione e della compassione, ndr), per sovvenire Gesù penante nelle sue membra”.

Condannando gli atteggiamenti di formalismo nell’adesione alla fede cristiana e di esteriorità nella pratica religiosa, argomenti tipici della sua predicazione, il vescovo Muzi precisa che le suore, tenute come tutte le altre a rispettare norme e divieti previsti nelle loro regole e costituzioni, non sono però soggette a penitenze particolari come digiuni, “levarsi prima della sveglia, o vegliare nel tempo del riposo, etc. che potrebbero danneggiare la salute, e turbare l’ordine, e la disposizione della Comunità, bastando per ogni altra penitenza corporale il servizio all’Ospedale”.